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RECENSIONE
AG "onde"
Strana prima uscita per il cantautore e pittore padovano Alessandro Grazian, uso a passeggiare in equilibrio tra Jeff Buckley, Fabrizio De Andrè e Donovan, sulle corde tese della sua fedele acustica.

“Onde”, in cui Grazian si presenta sotto la sigla AG, è infatti la colonna sonora di uno spettacolo di "danza urbana" della coreografa Alessia Garbo, realizzato a Campo San Giacomo da l’Orio, in quel di Venezia, il 23 giugno 2003.

Qui Grazian capovolge tutto e sorprende il suo abituale ascoltatore: all’acustica si sostituisce l’elettrica, alla forma canzone un tappeto sonoro senza schemi predefiniti. In più, il tutto è strumentale.

Paragoni? L’elettronica dei Militia, tanto per restare in Italia, oppure il Jimi Hendrix di “Star spangled banner” in versione più rilassata e cosmica, o infine il Robert Fripp di “Exposure” (1979) e “Let the power fall” (1981), in piena epoca frippertronics.

Ancora, il Franco Battiato del periodo 1974-1978, o perfino il Battisti de “Il fuoco”, così come il Claudio Rocchi di “Suoni di frontiera”.

Niente di nuovo, ma per gli amanti del genere ci sono regali psichedelici assicurati. Sì, è un disco difficile e meditativo, ma è in questo che dischiude il fiore della propria bellezza.

di Renzo Stefanel (e-mail: renzo(at)rockit dot it)

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RESCD0302 (CD-R)

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