Catalogo RES: [MAX WAVES] airland - studie I


airland - studie I
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Note dell'AutoreMax Waves
Composizione e timbricheMax Waves
I synth virtualiMax Waves
Virtual Synth: una nuova tecnologia al servizio della storia

Mi occupo di musica elettronica dal 1984. Negli anni ottanta ero un adolescente squattrinato che sognava un giorno di possedere un Moog modulare, un Synclavier piuttosto che un Yamaha CS-80. Sognavo, perche' solo una di questa macchine citate, aveva bisogno di un mutuo per essere acquistata! Erano anni dove la tecnologia era per pochi e dove il termine 'consumer' non esisteva; o piu' precisamente: per 'consumer' si intendeva l'organetto B(...)tempi che si comprava al negozio di giocattoli. Tutti le macchine che intanto pero' si vedevano in bella mostra nei concerti o nei primi prototipi di video-clips trasmessi dalla neonata 'Videomusic', erano da considerarsi 'professional' e, pertanto, irrangiungibili dalla stragrande maggioranza delle persone.
Sono riuscito a permettermi un Yamaha DX-7 pagandolo a rate per tre anni e privandomi per tutto questo tempo di ogni soldo riuscissi a guadagnare.
Dieci anni piu' tardi successe pero' una cosa che cambio' la vita di molti musicisti (me compreso): la software-house 'PropellerHead Software' di Stoccolma, si invento' un programma che si chiamava 'ReBirth - RB338' che emulava nel suono e nell'immagine due Roland TR-303, una Roland TR-808 e una TR-909 inseriti in un rack con mixer, delay, compressore, distorsore e filtro. Da restare a bocca aperta...

In quel tempo, con un po' di fortuna, si potevano ancora trovare queste macchine usate ma cominciavano ad essere super-valutate per colpa di generi musicali, allora di moda, che ne facevano un uso intensivo. Ecco che la 'PropellerHead Software', una semplice software-house composta principalmente da ragazzetti entusiasti, diede il via alla produzione massiccia di emulazioni software di synth tra i piu' disparati: il PPG Wave 2.2 della tedesca Palm - synth costruito in collaborazione con Egdar Froese e Christopher Franke dei Tangerine Dream - grazie alla Waldorf, e' stato il primo ad essersi 'trasformato' e servirsi della tecnologia VST per funzionare in coppia con Cubase della Steinberg che, a sua volta, sperimentava l'introduzione di effetti virtuali in tempo reale da implementare nel suo programma piu' famoso (Cubase, appunto); e poi di seguito: The Oddity (Arp Odissey), M-Tron (Mellotron), impOSCar (OSCAR Programmable Synth), MoogModularV (Moogular), CS-80V (Yamaha CS-80) FM-7 (Yamaha DX-7), Pro53 (SC Prophet V) e tantissimi altri meno famosi ma altrettanto diffusi.

Il vantaggio piu' evidente di tale tecnologia sta nel fatto che essa 'resuscita' in modo piu' o meno fedele, timbriche e tecniche espressive (leggi: arpeggiatore e LFO) che hanno caratterizzato non solo la musica elettronica degli anni ottanta ma tutta la pop music di impronta anglo-sassone. Ecco, quindi, che tornano alla luce arpeggi stile J. M. Jarre, le mitiche modulazioni alla Vangelis, pattern ritmici Kraftwerk-Sytle oltre che suoni rievocanti brani dei Depeche Mode, Duran Duran, Visage, Yazoo ecc. ecc.
Secondo, ma non per questo meno importante, un prezzo decisamente basso che rende molto appetibili questi 'virtual-synths' anche allo studente dando per giunta al suo computer la possibilita' di trasformarsi a volte in un Moog, altre in un DX-7.

Ma come in tutte le cose, anche questa tecnologia ha i suoi lati negativi:
1. un consumo a volte proibitivo di CPU (risorse di calcolo) che pregiudica l'uso di questi software con computer al di sotto del Ghz di velocita'
2. la fedelta' del suono che spesso lascia a desiderare ('pasta' troppo sottile, bassa dinamica, ecc.) costringendo l'utente ad effettare in modo esagerato il suono con la conseguente perdita di ulteriori risorse di calcolo.

Tuttavia, quello che mi sento di consigliare e' un uso intelligente e moderato di questi strumenti: integrati si' nel nostro studio, ma verificando sempre prima se i suoni che cerchiamo possono essere riprodotti da synth in 'carne e ossa'.
RESCD0401 (CD)

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