Catalogo RES: [MU] time, milk and magic


time, milk and magic
[MU ]
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28.07.2005Rockerilla 299/300 Luglio/Agosto 2005
02.10.2004Jazzer.it
02.10.2004Jazzer.it
MU: dal vivo 02/10/04 al Corretto Cafè, Treviso

MU: dal vivo 02/10/04 al Corretto Cafè, Treviso

I MU sono un progetto open-source che comprende musicisti di varia estrazione: nato come duo pianoforte / percussioni con l'aggiunta prima del sax e poi della chitarra si è presto trasformato in un quartetto, ma, fedele alla sua vocazione, nelle sue performance live ospita di volta in volta altri musicisti; in questo caso il violinista Marco Galliazzo.

Anche se l'approccio si configura come jazzistico, non è cosa facile dire che tipo di musica facciano i MU, in quanto sono davvero disparati gli interessi e le suggestioni che ciascuno dei musicisti pone sul tappeto. Una cosa è certa, il punto di partenza: i concerti dei MU sono improvvisazione, non c'è nulla di preparato.

L'improvvisazione nasce quindi spontanea, senza alcuna mediazione, semplicemente come flusso che deriva dai musicisti stessi. Questo modo di procedere molto affascinante - che certo richiede molto affiatamento e ascolto reciproco - sicuramente rappresenta un punto di forza per l'ensemble, ma allo stesso tempo ne può anche determinare un limite; infatti l'improvvisazione - come sanno bene i musicisti - pur essendo libera espressione del singolo, o del collettivo, non è immune da regole altrimenti si corre il rischio di "perdersi".

Ancor più che nel progetto parallelo di Bruzzolo (i Chaos - vedi la recensione del loro primo CD) dove l'improvvisazione è in qualche modo supportata dall'elettronica, nei MU, dove l'elettronica è pressoché assente, contano soprattutto le capacità individuali che indubbiamente non mancano. Giacomo Li Volsi è un pianista che si ispira chiaramente a Keith Jarrett, non tanto sul piano dell'esecuzione, ma soprattutto nella costruzione degli assoli: è evidente l'uso di scale e cluster nella ricerca di reiterati pedali, ben supportati dalla ritmica, sui quali solitamente partono le improvvisazioni del sax. Andrea O. Martin è sorprendente: di chiaro stampo coltraniano riesce a guidare il suo sax soprano in modo molto lineare ma allo stesso tempo raggiungere un'intensità notevole.

E' davvero interessante come riesce a creare, da una frase della chitarra o del piano, o semplicemente da una scansione ritmica, lunghi assoli immaginativi. Interessante anche il suo moderato uso dell'elettronica per dare particolari effetti al suo suono. Andrea Bolinelli è l'anima più rock dell'ensemble e risulta un po' estraneo dal procedimento improvvisativo pur fornendo un buon supporto ritmico e di coloritura; buono il suo assolo rock/blues su un ostinato del piano nel secondo brano proposto. Gabriele Bruzzolo fornisce un costante supporto ritmico pestando sulla batteria con precisione e buona inventiva, ma è quando usa le percussioni - soprattutto il dumbek - a creare atmosfere di particolare colore. Il violino di Marco Galliazzo, ospite della serata, è servito per aumentare la tensione dei momenti più ritmicamente lenti, ma si è fatto sentire anche in piacevoli momenti solitari.

I MU sono un buon gruppo che riesce a sviluppare un suono personale e coinvolgente muovendosi in bilico tra jazz, avanguardia, rock e blues; il punto di forza è senz'altro l'intensità che è in grado di sprigionare nei vari ambiti soprattutto grazie al sax, all'intelligente uso del pianoforte e alle poliritmie delle percussioni, mentre un punto di debolezza è che le loro performance sono troppo legate al "sentire" del momento. Troppa improvvisazione può essere di ostacolo piuttosto che di giovamento; visto l'impianto del quartetto sarebbe interessante che facessero partire la loro esplorazione sonora da una base comune, uno standard, magari della tradizione free-jazz o del rock (chissà perché in questo momento mi viene in mente Red House di Jimi Hendrix?).

Un gruppo che, comunque, vale la pena di essere seguito.

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