Mick Karn (Japan, Rain Tree Crow), Gavin Harrison (Dizrhytmia, Porcupine Tree, Mick Karn), Haco (Happines Proof, Hoahio, Kam-pas-nel-la, Mescaline Go-Go, After Dinner, Guigou Chenevier), Peter Chilvers (No Man, A Marble Calm, Bowness/Chilvers, Henry Fool, Darkroom, Alias Grace), Mike Applebaum (Randy Brecker, Stan Getz, Gil Evans, Leonard Bernstein, Ennio Morricone, Ivano Fossati), Sandra O'Neill (Alias Grace, A Marble Calm, Bernard Hoskin), Markus Reuter (Centrozoon, Europa String Choir, Pat Mastellotto) e gli italiani Nicola Alesini (Glen Velez, Hans Joachim Roedelius, David Sylvian, Roger Eno, David Torn, Harold Budd, Steve Jansen, Richard Barbieri), Daniele Iacono (Jovanotti, Tiromancino, Ron, Paola Turci, Niccolò Fabi, Aladnah, Daniele Groff) e Giacomo Anselmi (Antonello Salis, Dario Deidda, Nuova Tribù Zulù). Brani dai suoni e dagli arrangiamenti raffinati tra la forma canzone, l'ambient, il jazz e il rock, nei quali i numerosi ospiti sono lasciati liberi di esprimersi nel loro stile più peculiare. Qualche riferimento tanto per capirci? David Sylvian, Mark Isham, Porcupine Tree e No Man... . " />
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Stefano Panunzi "Timelines"
Intuitive Music, novembre 2005

Stefano Panunzi

Timelines

Questo disco segna un esordio nel panorama della musica italiana, e se il buongiorno si vede dal mattino, allora Stefano Panunzi ha tutte le carte in regola per diventarne uno dei protagonisti.

Il tastierista firma infatti una sequenza di undici episodi di alto livello, avvalendosi con intelligenza di molti musicisti della scena internazionale, che contribuiscono a valorizzare al meglio le sue composizioni: citiamo tra gli altri il trombettista Mike Applebaum, vero protagonista del disco, le cantanti Haco e Sandra O'Neill, il bassista Mick Karn, fino al batterista Gavin Harrison. Ospiti di prestigio che s'integrano al nucleo-base degli strumentisti italiani, da Nicola Alesini (sax e clarinetto) a Giampaolo Rao (batteria), fino al chitarrista Nicola Lori e al bassista Fabio Fraschini, più altri ancora. La carta vincente dell'operazione, per un disco registrato tra Italia, Germania, Inghilterra e Giappone, è appunto nella riuscita fusione di tante diverse collaborazioni in un sound alla fine molto compatto e riconoscibile, pur in presenza di momenti musicali che abbracciano una discreta varietà di suggestioni. Panunzi mescola infatti con innegabile bravura echi ambient a sonorità jazz e neo-progressive, allineando sulle sue tastiere atmosfere sempre eleganti (come l'attacco di "Timelines"), a volte rarefatte fino a intercettare suoni sotterranei e voci interiori (la bellissima "Underground") in un viaggio sonoro che sembra circumnavigare, catturandone la varia essenza, il mondo sensibile nel quale oggi ci muoviamo.

Le punte espressive dell'album sono molteplici, e diventa difficile spiccarne qualcuna dall'insieme, se non lasciando parlare le proprie reazioni soggettive. A me viene facile citare "No answer from you", seducente prisma di evenescenze che oscillano sul filo di una tromba magica, e la successiva "Masquerade", che, insieme a "Web of memories", regala forse la sequenza più propriamente rock del disco, ingabbiata però da suoni elettronici abilmente congegnati. Molto intrigante è pure il passo felpato di "The moon and the red house", un jazz atmosferico senza tempo, ancora con la tromba di Applebaum ben incorniciata dalle tastiere ad effetto di Panunzi e dalla chitarra. A questo moderno arazzo non sono estranei neppure richiami etnici, sempre incastonati a dovere, senza strappi e dissonanze, nel quadro cosmopolita messo in piedi da Panunzi: è il caso di "Tribal innocence", dove le voci arabe e le percussioni arricchiscono il consueto disegno strumentale dominato dalla tromba. L'epilogo della lunga "I'm looking for", con il suo refrain cantabile che emerge dal sofisticato reticolo dei suoni, incluso anche il violoncello di Laura Pierazzuoli, chiude degnamente un debutto discografico davvero pregevole, che dimostra grande maturità e pone sicure premesse per la musica che verrà.

Dalla parte di Stefano Panunzi, ed è giusto ribadirlo, c'è soprattutto la capacità di porsi con umiltà e intelligenza verso tutti i suoi collaboratori, per dare vita insieme a un mosaico sonoro ammaliante, eccellente dal lato tecnico e di respiro veramente internazionale, senza rinunciare a una sua impronta più personale: un disco come "Timelines", insomma, merita di fare molta strada, come il suo autore.

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RESCD0503 (CD digipack)

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